LA LIBERTAS ECCLESIAE

LA LIBERTAS ECCLESIAE

"E' fondamentale che l'intera comunità cattolica negli Stati Uniti riesca a comprendere le gravi minacce alla testimonianza morale pubblica della Chiesa che presenta un secolarismo radicale, che trova sempre più espressione nelle sfere politiche e culturali. La gravità di tali minacce deve essere compresa con
chiarezza a ogni livello della vita ecclesiale. Particolarmente preoccupanti sono certi tentativi fatti per limitare la libertà più apprezzata in America, la libertà di religione.
Molti di voi hanno sottolineato che sono stati compiuti sforzi concertati per negare il diritto di obiezione di coscienza degli individui e delle istituzioni cattolici per quanto riguarda la cooperazione a pratiche intrinsecamente cattive.
Altri mi hanno parlato di una preoccupante tendenza a ridurre la libertà di religione a una mera libertà di culto, senza garanzie per il rispetto della libertà di coscienza"

BENEDETTO XVI : discorso ai Vescovi degli Stati Uniti in visita ad limina, Roma 19 gennaio 2012



giovedì 28 giugno 2012

SOCIALISMO MUNICIPALE


IL SOMMO BENE PUBBLICO PER GLI ANTILIBERISTI

di Annalisa Chirico
Tratto da Chicago Blog il 16-06-2012
Vi ricordate il referendum contro la cosiddetta “privatizzazione” dell’acqua? In realtà, l’intento di chi voleva “privatizzare” l’acqua, come dicevano i referendari mistificando la realtà, era quello di imporre una regola ferrea, di origine comunitaria, in base alla quale la gestione del servizio idrico (tubi, fognature, depuratori) va affidata al vincitore di una gara pubblica e trasparente, non al parente del politico o al trombato delle ultime elezioni comunali.Sappiamo tutti che quel referendum ha raggiunto il quorum, cosa che non succedeva dal 1995, sancendo così il NO alla fantomatica “privatizzazione” dell’acqua. Ha vinto la disinformazione e un’atavica diffidenza verso il mercato. Adesso però emergono alcune complicazioni: da una parte gli obblighi comunitari, dall’altra una rete idrica ormai al collasso con perdite per oltre il 38% e un bisogno cruciale di investimenti per almeno 65 miliardi, ben al di fuori della portata del padrone pubblico.
L’Istituto di ricerche sulla pubblica amministrazione, fondato nel 2004 da Sabino Cassese, ha realizzato uno studio che certifica il regime di “socialismo municipale” nei Comuni italiani. Non lo chiama così, ma questo è l’esercito delle partecipate, del sottobosco di potere locale dove a farla da padrone sono i partiti e gli amici dei partiti. Le società municipalizzate che gestiscono risorse pubbliche e parapubbliche danno lavoro a 300mila dipendenti(leggete pure “elettori”), fatturano 43 miliardi di euro e oltre un terzo di esse sono in perdita.
Il più delle volte la gestione dei servizi la ottengono grazie all’affidamento in house, cioè senza gara. Sono prescelti o predestinati, come più vi aggrada. Il risultato a valle è che a gestire il servizio non è il migliore ma il più vicino (e gradito) alla politica, e le nostre tasse servono a foraggiare un sistema intrinsecamente corrotto e anticoncorrenziale.

Ecco, il socialismo municipale è tutto questo, l’unico bene pubblico che stiamo effettivamente preservando grazie alla rigorosa difesa del potere discrezionale dei partiti, mentre l’acqua si perde nei mille rivoli di una rete colabrodo così cara agli antiliberisti. Beati coloro che non sanno quel che fanno


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